Europe’s 50 Best Bars: Italia protagonista dentro e fuori dai confini

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In classifica 9 cocktail bar in Patria e 6 insegne internazionali guidate da connazionali: si aggiungono i riconoscimenti a Giorgio Bargiani e Salvatore Calabrese a suggellare il trionfo della Penisola

di Mattia Marzola

Purtroppo anche quest’anno i Mondiali a noi italiani toccherà guardarli dal divano. C’è però una competizione internazionale in cui continuiamo a giocare da protagonisti e a vincere: quella dei migliori cocktail bar del mondo. I campioni in carica sono ancora italiani, grazie al Bar Leone di Lorenzo Antinori a Hong Kong (qui il link al nostro precedente articolo), e in attesa della finale mondiale dei World’s 50 Best Bars, che ad ottobre si svolgerà proprio sotto il vessillo tricolore, l’Italia ha già dato prova del proprio talento nella trasferta olandese dedicata ai migliori locali d’Europa.

Se i primi due gradini del podio sono finiti entrambi ad Atene, sul terzo c’è comunque un pezzo d’Italia. O meglio, di italiani che hanno conquistato il mondo. Simone Caporale continua infatti a scrivere la storia della mixology con il suo Sips di Barcellona, ormai presenza fissa ai vertici delle classifiche internazionali, ma non è certo un caso isolato. Nella top ten trovano spazio anche Giacomo Giannotti e Gabriele Armani con il Paradiso di Barcellona e, al decimo posto, Ago Perrone e Giorgio Bargiani con il Connaught Bar di Londra. Proprio Bargiani, oltre al piazzamento nella classifica europea, ha ricevuto anche il Bartenders’ Bartender Award 2026, il riconoscimento forse più prestigioso per un professionista del settore perché assegnato direttamente dai colleghi. La presenza italiana prosegue poi con Francesco Falco all’Aldea di Barcellona e con un altro pezzo di storia della città catalana, il Boadas, ancora una volta grazie a Simone Caporale insieme a Giuseppe Venanzio, Carlo Insonne e Roberto Casti.

Ma se gli italiani all’estero continuano a essere ambasciatori del bere miscelato di qualità, anche i locali della Penisola dimostrano di attraversare uno dei momenti più felici della loro storia. Sono nove quelli entrati nella prima edizione di Europe’s 50 Best Bars, guidati dal Moebius di Milano, sesto assoluto e miglior bar d’Italia. Un risultato che assume un significato ancora più particolare se si pensa che sarà proprio Milano a ospitare, il prossimo 7 ottobre, la cerimonia mondiale dei World’s 50 Best Bars.

Il capoluogo lombardo è anche la città italiana più rappresentata nella classifica, con il Camparino in Galleria al 18° posto, il 1930 al 22° e il Rita al 49°, alla sua prima apparizione tra i cinquanta migliori bar d’Europa. Due anche gli indirizzi premiati a Firenze, con Locale Firenze e Gucci Giardino, mentre Roma risponde con Freni e Frizioni e Drink Kong. A completare la geografia del bere italiano c’è infine Napoli, rappresentata da L’Antiquario.

A suggellare una classifica che parla così tanto italiano è arrivato infine anche il riconoscimento alla carriera per la leggenda della miscelazione italiana all’estero, Salvatore “The Maestro” Calabrese, insignito dell’Industry Icon Award per aver contribuito, in oltre cinquant’anni di lavoro, a plasmare la cultura del cocktail contemporanea, trasformando i suoi banconi londinesi in punti di riferimento per intere generazioni di bartender.

I PREMIATI E LE MOTIVAZIONI

MOEBIUS

The Best Bar in Italy 2026, sponsored by Disaronno

Tra i bar più visivamente sorprendenti di Milano, Moebius colpisce immediatamente. Lo spazio si colloca tra minimalismo industriale e brutalismo grezzo, definito da un imponente back bar in cemento e da un lungo bancone che accoglie gli ospiti appena entrano. Oltre l’ingresso, la sala si apre in un paesaggio sociale stratificato fatto di poltrone vintage, divani profondi e un grande tavolo comune in legno, dove i cocktail del bar manager Giovanni Allario si abbinano a una selezione di tapas firmata dallo chef Enrico Croatti. Un angolo dedicato ai vinili per lo shopping musicale e un palco per la musica dal vivo arricchiscono l’atmosfera, mentre al piano superiore il ristorante fine dining Sperimentale propone un menu degustazione articolato in più portate.

Aperto solo pochi anni fa dal giovane imprenditore toscano Lorenzo Querci, Moebius si è rapidamente imposto sulla scena internazionale, grazie a uno stile di ospitalità curato ma mai ingessato. Dietro il bancone, il programma cocktail parte da classici familiari, poi li trasforma attraverso un singolo ingrediente caratterizzante o un profilo aromatico inatteso. Il Carrot Bamboo, per esempio, stratifica vermouth, gin e manzanilla con carota, yuzu e shiso, per un drink che attraversa Europa ed Estremo Oriente in un solo sorso. E poi c’è il Pesto Martini, una delle firme della casa e un bestseller irrinunciabile. Omaggio alle radici genovesi di Allario, combina vodka, vermouth, pesto fatto in casa e un tocco di aceto balsamico, per un sorso intensamente italiano.

CAMPARINO IN GALLERIA

Stylish, multi-level Milanese institution

Tre esperienze distinte prendono forma al Camparino in Galleria, la storica istituzione milanese che da 110 anni occupa il suo posto accanto al Duomo. Al piano terra, il Bar di Passo conserva l’atmosfera del classico bar milanese. Mosaici colorati, un imponente bancone in legno e il brusio costante della città lo rendono l’ambiente naturale per un aperitivo costruito attorno a drink senza tempo come il Campari Seltz o il Campari Shakerato. Al piano superiore, la Sala Spiritello sposta l’umore verso la cultura contemporanea del cocktail. È qui che prende forma il lato più inventivo del Camparino, attraverso signature drink che sono diventati strettamente associati al locale, tra cui il Compadre, una variante a base di mezcal del negroni.

Per celebrare il suo secolo di storia, il bar ha introdotto un menu-antologia che presenta un cocktail per ogni decennio della sua esistenza. Tra questi c’è il Lacto Garibaldi, una versione più incisiva e stratificata del classico italiano, in cui il succo d’arancia acquista profondità grazie alla naturale lattico-fermentazione delle bucce d’arancia.

Per qualcosa di più tranquillo e rarefatto, la Sala Gaspare offre un registro completamente diverso. Nascosta al livello inferiore, questa sala intima è dedicata a degustazioni private, distillati vintage e a un’esplorazione più immersiva della storia del Campari attraverso cocktail e abbinamenti gastronomici. A supervisionare l’esperienza c’è Tommaso Cecca con il suo team, vestiti con candidi giacchetti bianchi: un dettaglio che si inserisce perfettamente in un luogo dove l’ospitalità rimane coreografata e inconfondibilmente milanese quanto il rituale dell’aperitivo stesso.

LOCALE FIRENZE

Storied cocktail destination with Florentine flavours at the fore

Situato all’interno di un palazzo rinascimentale restaurato nel centro storico di Firenze, Locale Firenze ha costruito la sua reputazione sul contrasto tra un’architettura secolare e un programma cocktail proiettato al futuro. Gli ospiti attraversano sale affrescate, scalinate in pietra e un lounge nel cortile prima di raggiungere il bancone principale, creando un’esperienza modellata tanto dall’atmosfera quanto dai drink stessi. Il locale opera su più livelli di ospitalità, combinando ristorante, lounge e cocktail bar in un contesto fiorentino storico che, nell’esecuzione, rimane sorprendentemente contemporaneo.

Il programma cocktail, guidato da Fabio Fanni, unisce tecniche moderniste a metodi tradizionali italiani, utilizzando spesso distillazioni, infusioni e pratiche a basso spreco per reinterpretare sapori familiari. I menu restano concisi e curati con attenzione, evitando complessità superflue pur lasciando spazio alla sperimentazione attraverso texture, aromi e ingredienti stagionali. L’attuale menu esplora le sfumature dei gesti delle mani italiani attraverso drink come il Fumare – illustrato con il gesto universale del “hai una sigaretta?” (gin, basilico, menta, canapa, limone) – e il Vieni Qui! preparato con cognac, pera nera, barbabietola e limone. Nonostante la base tecnica, i drink rimangono estremamente accessibili, sostenuti da uno stile di servizio che guida gli ospiti senza sommergerli di dettagli.

Il successo di Locale Firenze risiede proprio in questo equilibrio tra ricerca e misura, offrendo cocktail che risultano progressivi pur restando radicati nel ritmo e nel carattere della città di Firenze.

1930

Experimental serves in clandestine spaces

Il primo e più leggendario speakeasy di Milano ha trascorso anni come oggetto di una ricerca quasi ossessiva da parte degli appassionati di cocktail, tutti impegnati a scoprire il suo indirizzo segreto e ottenere la prenotazione sfuggente che garantiva l’accesso alla sua atmosfera pre-Proibizionismo e ai suoi drink all’avanguardia. Oggi il locale si è trasferito e, pur non essendo più tecnicamente nascosto – ora occupa il livello inferiore di Mag La Pusterla, un’altra proprietà del portfolio Farmily Group – l’ingresso rimane selettivo e mai del tutto garantito. Il nuovo 1930 si sviluppa in due sale intime, separate da una pesante tenda di velluto. Una è centrata attorno a un bancone con piano in marmo, mentre l’altra, dominata da un jukebox vintage, è riservata ai fumatori. Sedie scultoree in rattan convivono armoniosamente con le opere alle pareti, mentre le uniformi in tessuto Loro Piana conferiscono un’eleganza discreta al team guidato da Benjamin Cavagna.

Tra gli sviluppi più notevoli c’è la struttura stessa della lista dei cocktail, concepita come il menu di un ristorante classico, con antipasti, primi, secondi e dessert. Ogni drink diventa un’esperienza che si muove tra consistenze liquide e solide. Il Tortellini in Brodo, per esempio, abbina brodo di pollo e bitter e arriva accompagnato dalla pasta da mangiare tra un sorso e l’altro, servito in una ceramica che ricorda una zuppiera. Il Parmigiano Colada, invece, stratifica note di tartufo con formaggio e rum, una combinazione audace eseguita con notevole equilibrio. La scelta è lasciata all’ospite: iniziare dall’antipasto o andare direttamente al dessert.

L’ANTIQUARIO

A love letter to the golden age of hospitality

Napoli è una città definita dalla sua energia rumorosa e dal suo fascino caotico, ma dietro le porte discrete de L’Antiquario il mondo rallenta, trasformandosi in una scena di eleganza napoletana classica e raffinata. Fondato dalla leggenda locale Alexander Frezza, questo bar è una lettera d’amore all’età d’oro dell’ospitalità. L’arredamento è un ricco intreccio di velluto rosso, carta da parati floreale e legno scuro, evocando l’atmosfera di un classico gentlemen’s club o di un jazz lounge nascosto, con musica dal vivo che completa il quadro durante la settimana.

Il programma cocktail è dichiaratamente focalizzato sui grandi classici italiani, ma arricchito da tocchi intelligenti. Frezza e il suo team, impeccabilmente vestito con giacche bianche, sono maestri dell’equilibrio, come dimostrano drink come l’Un Grande Limone, un quadri-citrus in cui gin, acqua di cedro, liquore di cedro, limone e limoncello si fondono nell’essenza dell’Italia meridionale in forma liquida. Accanto ai classici, una selezione di creazioni contemporanee merita altrettanta attenzione, tra cui il Banana Split – una miscela milk-washed di vodka alla vaniglia, fragola, banana e cacao. C’è anche una deliziosa teatralità nel servizio, con la celebre triade di negroni presentata su una torre d’argento personalizzata.

Mentre Napoli continua a vivere una rinascita culturale, L’Antiquario si afferma come il suo ancoraggio sofisticato, dimostrando che nella patria della pizza, dello street food e dell’espresso, c’è ancora fame per l’arte del cocktail in stile grand hotel.

GUCCI GIARDINO

Designer spritzes overlooking Piazza della Signoria

Situato in Piazza della Signoria, all’interno del più ampio complesso Gucci Garden, Gucci Giardino traduce l’identità visiva della maison fiorentina in un café e cocktail bar aperto tutto il giorno, radicato nella cultura dell’aperitivo italiano. Il locale prende il nome dal fioraio che un tempo occupava questo spazio, portando elementi di quella storia nel design attraverso richiami floreali, colori stratificati e un’atmosfera da caffè rilassato che risulta più autentica che teatrale. Pur essendo strettamente legato ai progetti di ospitalità e cultura di Gucci a Firenze, il bar ha sviluppato una personalità distinta, centrata sul bere contemporaneo italiano.

Il programma dei drink, supervisionato da Martina Bonci, si muove tra strutture classiche italiane e composizioni moderne più leggere, che privilegiano equilibrio e accessibilità. Negroni e varianti di spritz restano centrali nell’offerta, mentre i cocktail stagionali incorporano ingredienti toscani, oli agrumati, erbe e strutture a basso contenuto alcolico che si adattano al ritmo più lento del bere fiorentino.

La terrazza affacciata su Piazza della Signoria rafforza quel senso di luogo, attirando sia i locali sia i visitatori in uno spazio che appare connesso alla città, piuttosto che isolato da essa. Gucci Giardino ha successo non solo grazie al branding, ma perché sa tradurre l’estetica della moda in ospitalità senza perdere di vista il cocktail stesso.

FRENI E FRIZIONI

High quality, high volume serves in low-fi surrounds

Situato in un’ex officina meccanica ai margini del vivace quartiere di Trastevere, Freni e Frizioni – che significa freni e frizioni – è il punto di riferimento assoluto per l’ospitalità ad alto volume a Roma. Mentre molti dei bar d’élite del mondo puntano sull’esclusività, Freni prospera grazie all’energia delle masse. L’edificio conserva le ossa industriali della sua vita precedente: soffitti alti, pareti grezze e cimeli automobilistici vintage, ma il backbar è rifornito con una collezione di distillati che potrebbe competere con qualsiasi lounge rivestito di velluto. Il risultato è un’atmosfera elettrica, alimentata da DJ ogni sera e da uno spirito democratico che accoglie chiunque, dai backpacker ai conoscitori.

Sotto la guida di Riccardo Rossi, il bar si è evoluto da semplice luogo per l’aperitivo a una potenza tecnica. La lista dei cocktail è spesso tematica, traendo ispirazione dalla cultura pop o da epoche storiche. La sua ultima versione si ispira agli stereotipi dei frequentatori di bar, adattando le loro personalità in drink come The Regular (tequila infusa ai Doritos, Cointreau, pico de gallo, soda al pompelmo) e il Nerd (rum, cachaça, mirtillo, caramello, soia e milk wash al latte condensato).

Pur essendo diventato una meta per gli appassionati di cocktail artigianali, Freni e Frizioni è rimasto un pilastro locale, con folle di romani che ogni sera bevono spritz classici e birre ghiacciate nella piazza assolata all’esterno.

DRINK KONG

Complex drinks delivered simply with style

Non aspettarti nulla che assomigli a un tradizionale bar da aperitivo romano al Drink Kong. Entrare qui è piuttosto come scendere in un paesaggio noir alla Blade Runner. Aperto nel 2018 e orchestrato dall’enigmatico Patrick Pistolesi, lo spazio è un vasto labirinto di più stanze, fatto di insegne al neon, legno scuro ed estetica giapponese minimalista. È un locale definito dall’“istinto”: una filosofia che incoraggia gli ospiti a scegliere i drink in base ai profili aromatici e alle sensazioni, più che agli spiriti specifici o a liste di ingredienti complesse.

I drink del menu Flux sono essenziali, incentrati sul ghiaccio e spesso cristallini, nascondendo strati di complessità dietro un velo di semplicità. La loro estetica rispecchia l’identità visiva del bar, con immagini astratte e linee geometriche che guidano lo sguardo verso la collezione di 29 creazioni elaborate di Pistolesi, suddivise in tre sezioni. Nella categoria Fundamental-Source, ci si può aspettare drink come il Sintesi, preparato con bourbon, amaro, frutto della passione e miele allo zafferano. Più avanti, nella sezione Transcendent-Crossover, il Gaijin 外人 combina whisky Nikka con miso, latte e ananas, per un sorso setoso intriso di ingredienti giapponesi.

L’amore di Pistolesi per il Giappone è particolarmente evidente nella sala Ukiyo, uno spazio privato per degustazioni dove l’attenzione si sposta su distillati rari e un servizio in stile omakase. Eliminando la pretesa del menu cocktail tradizionale, Drink Kong ha creato un tempio futuristico dell’ospitalità che ha contribuito a portare Roma al centro della conversazione globale sul cocktail.

RITA 

A bar veteran drawing modern crowds

Per oltre due decenni, Rita ha portato la sua energia inconfondibile nella vita notturna dei Navigli a Milano. Il bar rimane uno dei punti di riferimento duraturi della mixology cittadina, grazie alla determinazione instancabile di Edoardo Nono, veterano del mondo del bar la cui calorosa cordialità è diventata parte dell’identità del locale. Attorno a lui c’è un team con una profondità tecnica notevole, ma mai a scapito della vera ospitalità, quella capace di risollevarti l’umore dopo una giornata difficile.

Andrea Arcaini mantiene un’attenzione rigorosa sul canone dei cocktail classici, mentre l’attuale menu signature guarda alla storia del design italiano, trasformando decenni di pensiero creativo in drink. Al centro c’è la Milano degli anni Sessanta, quando la città emerse come calamita per architetti, designer e artisti che stavano ridefinendo la cultura visiva moderna. Il menu attraversa quella più ampia genealogia del design, da Gio Ponti a Ettore Sottsass, da Achille Castiglioni a Michele De Lucchi, con cocktail concepiti come richiami sensoriali a oggetti, idee e gesti estetici. Da ordinare l’Arco, preparato con whisky, tequila, St-Germain, distillato di pera e sciroppo al gelsomino, servito in una coupe con una guarnizione che richiama la celebre lampada disegnata dai fratelli Castiglioni.

Da non perdere anche le serate Bloody Tuesday, create dalla socia Chiara Buzzi come tributo continuo al Bloody Mary. Costruite attorno a collaborazioni gastronomiche ospiti e DJ set dal vivo, sono diventate uno degli appuntamenti settimanali più vivaci della nightlife milanese.

Altos Bartenders’ Bartender Award 2026 – Giorgio Bargiani

The embodiment of Italian hospitality

Per Giorgio Bargiani, l’ospitalità è nel sangue. I suoi primi passi nel mondo del servizio iniziano nella sua città natale, Pisa, lavorando in sala nel ristorante di sua zia. Anni dopo, entra nel mondo della creazione di cocktail dietro il bancone di un nightclub durante gli studi, dove sente subito un’affinità naturale con questo mestiere.

Man mano che il suo interesse cresce, si fissa su quello che allora era il nuovo hotel bar più caldo di Londra, in piena fioritura sotto la guida del connazionale Agostino Perrone. Una volta scoperto, la sua visione diventa chiarissima: trasferirsi a Londra, ottenere un lavoro al Connaught Bar.

Nel 2014 quel sogno diventa realtà quando Bargiani riceve una chiamata da Perrone: vola a Londra nel suo giorno libero e torna con un’offerta di lavoro. Fa le valigie per la capitale inglese e il mese successivo inizia la sua carriera al Connaught come umile barback. Ma il suo charme e la sua passione per il racconto lo portano rapidamente a scalare le posizioni, diventando un pilastro del team che ha costruito la reputazione del Connaught Bar come destinazione imprescindibile per chi ama bere bene, fino a essere nominato The World’s Best Bar per due anni consecutivi, 2020 e 2021.

Molti potrebbero considerare una sfida lavorare fianco a fianco – e sotto l’ombra monumentale – del vincitore del Roku Industry Icon Award, Perrone. Ma Bargiani è diventato una forza inarrestabile dell’ospitalità a pieno titolo, lavorando con – e sostenuto dal – suo compatriota italiano. In qualsiasi giorno, i visitatori del bar trovano regolarmente il duo dinamico spalla a spalla, intenti nel loro celebre rituale del martini “a lunga colata”, con sorrisi contagiosi stampati sul volto.

Oggi Bargiani è assistant director of mixology del bar, con una ricca lista di traguardi alle spalle. Tra questi, la sua linea Bar/Giani di bicchieri da cocktail, lanciata nel 2025 in collaborazione con Nude Glassware e disponibile sia per i consumatori sia per i professionisti – la collezione include, naturalmente, un magnifico bicchiere da martini.

Come uno dei maestri più celebrati d’Europa, leader dell’ospitalità e narratore appassionato, l’impatto di Bargiani nel mondo dei cocktail è riconosciuto dai suoi colleghi con l’Altos Bartenders’ Bartender Award nell’ambito di Europe’s 50 Best Bars 2026.

Roku Industry Icon Award – Salvatore “The Maestro” Calabrese

The man, the myth, the maestro

Con oltre quarant’anni di maestria nel mondo dei cocktail, portati con disinvoltura sotto la sua cintura di pelle artigianale italiana, l’immancabilmente elegante e sempre affascinante Salvatore Calabrese è conosciuto semplicemente come The Maestro ed è, senza mezzi termini, uno dei bartender e mixologist più influenti dell’era moderna del cocktail.

Nato a Maiori, sulla Costiera Amalfitana, inizia a lavorare nell’ospitalità da bambino negli anni Sessanta, aiutando negli hotel e nei bar locali, sviluppando rapidamente un’ossessione per la precisione, il gusto e l’arte del servizio. A 21 anni diventa il più giovane maître d’ della Costiera Amalfitana, gestendo un grande team e costruendo le fondamenta dello stile di servizio elegante e naturale che avrebbe definito la sua carriera.

Nel 1980 Calabrese si trasferisce a Londra, una decisione che trasforma la sua vita e, fortunatamente per la città, anche il suo panorama cocktail. Entra nel bar del Duke’s Hotel a St James’s, dove diventa celebre per aver elevato ulteriormente il già iconico martini e per aver introdotto il suo rivoluzionario concetto di Liquid History. Invece di limitarsi a servire cognac rari e distillati vintage, collega ogni bottiglia a momenti storici e racconti, trasformando i cocktail in esperienze immersive. Questo approccio contribuisce a ridefinire il bartending di lusso e rende il Duke’s uno dei bar più celebrati di Londra – una reputazione che continua ancora oggi come tempio del martini ghiacciato servito alla perfezione.

Calabrese lavora poi al Lanesborough Hotel, dove crea uno dei suoi contributi più duraturi alla cultura del cocktail: il Breakfast Martini. Combinando gin, Cointreau, succo di limone e marmellata d’arancia, il drink diventa un classico moderno e rimane uno dei cocktail contemporanei più imitati al mondo. Successivamente apre Salvatore at Fifty e Salvatore at Playboy a Londra, locali che consolidano la sua reputazione globale e attirano celebrità, reali e professionisti del settore.

Ciò che Calabrese ha innovato va oltre i singoli drink. Ha contribuito a trasformare il bartending da semplice mestiere di servizio a una forma d’arte raffinata, centrata su storytelling, ospitalità e artigianalità. Ha promosso l’uso di distillati ultra-premium e invecchiati nei cocktail molto prima che il lusso diventasse mainstream, spingendo i bartender a considerare i drink come esperienze culturali, non semplici ricette. La sua enfasi su raffinatezza, teatralità e conoscenza storica ha influenzato un’intera generazione di bartender in tutto il mondo.

Parallelamente al lavoro dietro il bancone, ha scritto libri di cocktail bestseller, giudicato competizioni internazionali, collaborato con hotel di lusso e brand di spirits, e servito come Presidente della United Kingdom Bartenders’ Guild. Oggi la sua eredità è multiforme – incluso un drink eponimo, Salvatore’s Legacy, preparato con distillati che insieme superano i 700 anni di invecchiamento – e rimane un simbolo dell’ospitalità classica al suo livello più alto, giustamente nominato vincitore inaugurale del Roku Industry Icon Award nell’ambito di Europe’s 50 Best Bars.

CLASSIFICA COMPLETA

  1. Line – Atene
  2. The Bar in Front of the Bar – Atene
  3. Sips – Barcellona
  4. Himkok – Oslo
  5. Bar Nouveau – Parigi
  6. Moebius Milano – Milano
  7. The Cambridge Public House – Parigi
  8. Mirror Bar – Bratislava
  9. Paradiso – Barcellona
  10. Connaught Bar – Londra
  11. Satan’s Whiskers – Londra
  12. Tayēr + Elementary – Londra
  13. Barro Negro – Atene
  14. Baba au Rum – Atene
  15. Svanen – Oslo
  16. Nouvelle Vague – Tirana
  17. Wax On – Berlino
  18. Camparino in Galleria – Milano
  19. Danico – Parigi
  20. Panda & Sons – Edimburgo
  21. Locale Firenze – Firenze
  22. 1930 – Milano
  23. Waltz – Londra
  24. Bird – Copenhagen
  25. Alma Prague – Praga
  26. Aldea – Barcellona
  27. Harry’s Bar Paris – Parigi
  28. L’Antiquario – Napoli
  29. Gucci Giardino – Firenze
  30. The Clumsies – Atene
  31. Freni e Frizioni – Roma
  32. Drink Kong – Roma
  33. Gorilla – Salonicco
  34. De Vie – Parigi
  35. 14 De La Rosa – Barcellona
  36. Boadas – Barcellona
  37. Tjoget – Stoccolma
  38. Forbína Bar – Praga
  39. Tag – Cracovia
  40. Kwãnt Mayfair – Londra
  41. Three Sheets (Soho) – Londra
  42. Super Lyan – Amsterdam
  43. Röda Huset – Stoccolma
  44. Late Bloomers – Zurigo
  45. Angelita – Madrid
  46. Salmon Guru – Madrid
  47. Scarfes Bar – Londra
  48. Foco – Barcellona
  49. Rita – Milano
  50. Dunlin – Innsbruck

Immagine di Mattia Marzola

Mattia Marzola

Giocoliere di parole, voracissimo lettore, buona forchetta (e buon bicchiere) ha deciso di unire le sue inclinazioni, diventando così appassionato docente di lettere ed entusiasta giornalista enogastronomico, anche se poi scrive di tutto.

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