#WorldAperitivoDay

Aperitivo e beach club, coppia d’assi

D’estate il rito più amato dagli italiani si sposta in spiaggia: per questo Aperitivo Festival è l’evento scelto da “Guida ai migliori beach club d’Italia” come location per la premiazione del miglior stabilimento balneare

di Andrea Guolo

Il luogo dell’aperitivo? D’estate è uno solo: la spiaggia. Ci provano in ogni modo, lungo il litorale italiano, a spostare i flussi dal bagnasciuga alle vie più interne, ma si tratta di una lotta di Donchisciottiana memoria contro i mulini a vento: la gente, con la bella stagione, vuole stare con i piedi nella sabbia, degustando una bollicina o un cocktail mentre avanza la golden hour, smartphone in mano e Instagram sempre connesso per postare immagini da condividere al momento e da riproporre quando l’estate avrà ceduto il posto all’autunno. Questo è il mood, e questa è la ragione per cui c’è sembrato naturale inserire la presentazione della “Guida ai migliori beach club d’Italia”, novità assoluta nel mercato editoriale, all’interno del programma di “Aperitivo Festival”: perché si tratta di una naturale sinergia tra due mondi contigui.

Di conseguenza, venerdì 24 maggio sarà non solo il giorno di apertura dell’evento dedicato al rito più amato dagli italiani, ma anche il giorno in cui verrà svelato al pubblico il nome degli stabilimenti che si sono imposti, all’interno della guida curata da me e Tiziana Di Masi, ed edita da Morellini, come i migliori d’Italia nelle seguenti categorie: ristorazione, beverage, qualità e sostenibilità, location, heritage, novità dell’anno e soprattutto come “miglior beach club d’Italia”, il titolo più ambito in assoluto, quello che porterà il nome di “Aperitivo Festival Award”.

Qualcosa in più va raccontato su questa guida, la cui prima edizione è in vendita in libreria e online a partire dal 3 maggio. L’idea mi è venuta – ça va sans dire – in spiaggia, per la precisione a Ibiza. Osservando il livello dei beach club di fama internazionale presenti nella regina leisure delle Baleari, pensavo che in fondo i nostri non hanno nulla da invidiare a quelli internazionali; tuttavia, con rare eccezioni, sono ben poco noti al grande pubblico e, cosa alquanto strana, non esisteva nessuna pubblicazione dedicata a questo comparto che pure è salito a più riprese – con la complicità della Bolkestein in arrivo – agli onori della cronaca nazionale. A quel punto, perché non porre rimedio a questo curioso vuoto di mercato con il lancio di una guida dedicata ai beach club?

Detto fatto: coinvolgo Tiziana, trovo l’editore e mi metto in viaggio a bordo di una cabrio scassata detta Carlotta, 23 anni di onorata carriera lungo le strade più assolate d’Europa, partendo da Trieste per arrivare fino a Ventimiglia. Due mesi e mezzo di viaggio, oltre 9mila km di strada, una media di 4-5 stabilimenti balneari al giorno con rare pause – la settimana della moda a Milano, che dovevo coprire per conto di Mf Fashion – e un’immersione nella straordinaria bellezza del nostro Paese. Ai gestori, quando possibile, ci presentavamo alla fine della visita per raccontare il progetto, tra sguardi di sospetto – del resto non ero particolarmente credibile come giornalista/ispettore, girando in costume con una bandana in testa e un paio di inquietanti occhiali a specchio – e qualche segnale di simpatia o di tiepido interesse verso l’impresa in atto. Di giorno visite ai beach club, alla sera la scrittura delle schede e le votazioni suddivise per voci (location, design, servizi, food, beverage e mood) per non perdere traccia e memoria di quanto osservato in orario diurno. Alla fine del viaggio, come eredità della sfacchinata, una bella sciatalgia trascinata per due mesi e causata dalla frizione indurita della vecchia Carlotta, ma il più ormai era fatto.

L’Italia dei beach club è un universo composto da oltre settantamila esercizi pubblici piazzati fronte mare, terreno che occupano in virtù di una concessione mediamente pagata una miseria – ma chi decide il prezzo non sono loro; è il Demanio, quindi lo Stato – e dove “lottano” per conquistare clienti, contenere il fenomeno dell’erosione – non dei guadagni, quella ben più preoccupante della costa – e anche le escandescenze di un pubblico che talvolta scambia la libertà con voglia di fare quel che si vuole, anche di eccedere. In guida ne abbiamo inseriti 225, frutto di circa 300 visite (gli altri 75 non era proprio il caso di tenerli in considerazione…) e di attente valutazioni. Il filo conduttore di queste strutture, che rappresentano l’eccellenza del comparto, è proprio l’interpretazione del mare come un luogo da vivere tutto il giorno e, se possibile, anche per una parte della notte. Il beverage, al pari del food, è una delle voci determinanti per qualificare un beach club e il miglioramento in atto passa non solo attraverso carte dei vini spesso equiparabili a quelle dei ristoranti stellati, ma anche attraverso liste cocktail con signature del beach club, frutto di creazioni del bartender o di rielaborazioni dei grandi classici con l’utilizzo di spirits locali. Il compito del gestore di uno stabilimento non è facile, perché nei mesi estivi non esistono giorni di chiusura, non esistono ferie ed esistono invece enormi problemi di reperimento del personale. Inoltre, la spiaggia è un luogo da tenere sotto controllo anche in termini di sicurezza della clientela. Un esempio? L’utilizzo del vetro. A chi non piace degustare una bollicina di prestigio o un cocktail innovativo nell’apposito bicchiere di cristallo? In riva al mare non si può, perché se il calice si rompe diventa pericoloso e tagliente. Occorre rassegnarsi alla plastica, purtroppo non sostenibile, o in alternativa consumare all’interno della struttura, altro aspetto sul quale il gestore dovrà sorvegliare perché è quasi innaturale per il cliente finale non uscire all’aperto, mentre si prepara lo spettacolo naturale del tramonto. La soluzione, sempre più adottata – e lo possiamo confermare grazie all’esperienza accumulata – è il calice di plastica non usa e getta ma lavabile e di alta qualità. Certo, il vetro è un’altra cosa, ma quello va bene per il pranzo o per la cena.

Quali sono i migliori beach club d’Italia? Un primo elenco è già disponibile, perché dalla guida emergono 14 stabilimenti “tre ombrelloni gold”, massimo riconoscimento attribuito in termini di punteggio (da 90 punti in su). Due sono in Liguria (Langosteria, Bagni Fiore ed Eco del Mare), tre in Toscana o meglio in Versilia (Alpemare, Bagno Piero e Twiga), uno in Friuli Venezia Giulia (Purobeach Portopiccolo), tre in Sardegna (Phi Beach, Nikki Beach e Il Gabbiano), tre in Campania (Il Riccio, Conca del Sogno e La Scogliera) e due in Sicilia (Tao Beach e Nuova Spiaggia Paradiso). Uno di questi sarà il vincitore premiato, il 24 maggio, sul palco di Aperitivo Festival.